Blocchi e convinzioni

Quante volte ci capita di sentirci bloccati? Ci sembra di volere fortemente che qualcosa si realizzi, desideriamo con convinzione di mettere in atto un determinato comportamento, ma non ce la facciamo. Ci troviamo come nel bel mezzo di un guado, presi tra i due fuochi del DEVO/VOGLIO e del NON RIESCO/NON NE SONO CAPACE. In poche parole, siamo letteralmente bloccati. Ci ritroviamo incapaci di procedere, così come di tornare indietro e questo, oltre a non portarci da nessuna parte e a non permetterci di migliorare noi stessi e la nostra vita, ci fa stare male. Molto male!

Da un lato c’è il desiderio di esprimersi, donare, realizzarsi, connettersi con gli altri, dall’altra parte c’è qualcosa in noi che ci rema contro e ci impedisce di procedere verso ciò che sentiamo di desiderare. Si tratta di due parti che giocano lo stesso gioco, l’una contro l’altra armate.

Per prima cosa dobbiamo chiarire un aspetto fondamentale, ovvero che non sempre ciò che sentiamo di dover fare, coincide con ciò che davvero vogliamo per noi stessi e per la nostra vita. Spesso i nostri “devo” non sono ecologici, cioè non sono nostri, non rispettano noi stessi e i nostri valori, quello che vogliamo essere ed esprimere nella vita.  E’, quindi, importante accertarsi che i due verbi DEVO e VOGLIO siano tra loro intercambiabili. In altre parole, che il DEVO venga dal nostro interno e non ci sia stato inculcato o imposto da qualcosa o da qualcuno esterno a noi.

Verificare questa cosa è più semplice di quello che può sembrare (con un po’ di esercizio) si tratta di ascoltare cosa si muove dentro di noi nel pronunciare la frase: “Devo …”. Se la sensazione è di soddisfazione, di gioia, di appagamento, di leggerezza, di forza, allora possiamo sostituire il DEVO con il VOGLIO. Altrimenti, significa che il blocco che ci impedisce di arrivare in fondo a quel DEVO è l’espressione della nostra parte sana che ci sta avvertendo che stiamo imboccando una strada che non fa per noi e che non potrà renderci felici.

E allora vale proprio la pena di rivedere quel DEVO ed esplorare con quale VOGLIO lo possiamo sostituire.

Una volta individuato il nostro VOGLIO accertiamoci di avere ben chiaro cosa vogliamo, in termini precisi e concreti e non vaghi e confusi, in quanto, talvolta, a bloccarci e a impedirci di procedere è la confusione che c’è dentro di noi e che ci impedisce di vedere con chiarezza la meta cui aspiriamo. Analizziamo anche quanto del nostro obiettivo è realmente sotto il nostro controllo. Presupposto imprescindibile, questo, affinchè, il nostro traguardo sia effettivamente raggiungibile.

Se, nonostante tutto, ci rendiamo conto che è presente in noi qualcosa che ci sta ostacolando, allora è molto probabile che alla base di questo conflitto ci sia una convinzione limitante, ovvero uno di quei pensieri duri a morire cui diamo il valore di realtà, pur non avendolo. Le convinzioni originano un blocco, in particolare quando innescano dentro di noi il gioco del “Si, ma …” cioè, vogliamo qualcosa ma una parte di noi frena.

A frenarci sono i pensieri profondi che vengono a galla. Alcuni possono riguardare l’oggetto del nostro desiderio (per esempio: è troppo difficile, è troppo complicato, è troppo pericoloso, è troppo stressante, ci vuole troppo tempo, etc.), altri possono riguardare noi stessi (ad esempio, non ne sono capace, non me lo merito, non ce la farò mai, non sono abbastanza …, etc.). Quelle che riguardano noi stessi e le nostre capacità sono le convinzioni in genere più invalidanti.

Le convinzioni possono essere il nostro motore o il nostro freno. A seconda che siamo potenzianti o limitanti. Spesso non ci rendiamo nemmeno conto di agire secondo schemi predeterminati tanto sono radicati i pensieri e i convincimenti da cui hanno origine. Eppure, tutti i nostri comportamenti scaturiscono da una convinzione.

Ad esempio, chi pensa: “La vita è una guerra”, attiverà il suo potenziale in termini di: difesa, attacco, competitività, etc., mettendo in atto comportamenti/azioni in linea con il pensiero di partenza che lo porteranno a determinati risultati: presumibilmente gli altri si difenderanno, attaccheranno, si metteranno in competizione. Questo andrà a rinforzare la convinzione originaria.

Quando cominciamo a smascherare le convinzioni e ad elaborare delle convinzioni contrarie, il potenziale che si attiva modificherà i nostri comportamenti, attingendo ad un potenziale e a delle risorse differenti da quelli cui siamo ricorsi in passato e, inevitabilmente, anche i risultati non saranno più gli stessi. Finalmente avremo la possibilità di cambiare le cose!

Le convinzioni non sono semplici pensieri ma diventano struttura in grado di orientare visione, reazioni e comportamenti. Con il tempo si trasformano in memorie emotive che si riflettono sulla postura del corpo, diventano sintomi fisici, espressioni facciali, rigidità corporee.

Ci portano a vivere di continuo le esperienze nello stesso modo, in un loop senza fine che ci imprigiona e ci limita impedendoci di fare davvero esperienze diverse e di vedere al di là del nostro schema fisso.

Le convinzioni limitanti sono quelle che determinano quella che viene chiamata la Profezia che si auto-avvera: realizziamo ciò di cui siamo convinti. Sono sempre loro che ci mantengono al di dentro della nostra zona di comfort alimentando adattamenti e abitudini scarsamente evolutive, quando non addirittura dannose. 

Per cominciare a scardinare questo meccanismo dobbiamo andare dentro a ciò che desideriamo e dobbiamo scrivere ciò che pensiamo del nostro desiderio e di noi relativamente al nostro desiderio. Questo ci permetterà di cominciare a capire cosa sta succedendo dentro di noi e ci indicherà la strada per superarlo.

Ora, provate a chiudere gli occhi e a ripetere dentro di voi:

“Io non sono abbastanza … (qualcosa)”.

Come vi fa sentire?

Il passo più importante per cominciare a cambiare tali convinzioni sta nel prenderne coscienza, riconoscerle ed osservarle con compassione (non con condanna). Ricordate che, se si sono instaurate è perché c’è stato un momento della vostra esistenza o della vostra infanzia in cui vi hanno salvato la vita e per questo vanno ringraziate, ma adesso non vi servono più, adesso possono solo danneggiarvi. E’ arrivato il tempo di abbandonarle e di adottarne delle altre.

Il procedimento è il seguente:

  1. Individuate la CL
  2. Scrivetela chiaramente
  3. Iniziate un dialogo con voi stessi: “Cosa mi fa credere che …?” (cosa mi dà la certezza che …?)  E’ vero? Posso affermare con assoluta certezza che è vero?
  4. Stilate un elenco di tutto quello che viene a galla/
  5. Se la CL riguarda la vostra persona: “Non sono abbastanza …”, chiedetevi: ” Rispetto a chi?”, “Come faccio a saperlo?”. Questo vi permetterà di capire da dove viene la CL
  6. Chiedetevi, poi: “Come mi comporto quando dò credito a questo pensiero?”, “Che azioni ne scaturiscono?”, “A quale parte del mio potenziale dò attivazione?”, “Chi sarei senza questo pensiero?”, “Come mi sentirei?”, “Cosa farei/non farei?”. Questo aiuta a smascherare i comportamenti che si attivano e che vi portano a non realizzare quello che desiderate, confermando e rinforzando la CL.
  7. Provate e poi, se vi va, condividete le vostre scoperte e i risultati cui vi hanno portato.